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Casa via Broletto

Nel centro storico di Mantova,  al n. 54 di Via Broletto, si erge una delle ultime testimonianze della Mantova mercantile del ‘500, il “Palazzo della Stadera” (bilancia), parte del più ampio complesso dell’Università dei Mercanti.
La facciata era interamente dipinta con un fregio di putti danzanti ed un ritratto magnifico di Federico II Gonzaga a cavallo, più grande del naturale.
A dipingerli fu Giovanni Antonio De Sacchis, detto il Pordenone, intorno al 1520, pittore inizialmente influenzato dal Mantegna, che poi conobbe l’opera di Raffaello e Michelangelo a Roma, ed infine si confrontò e Venezia con Tiziano.
Gli affreschi, negli anni ’70, sono stati strappati dal muro, applicati su tela, quindi riposizionati sul muro, per mezzo di colla e chiodini in ferro.
Non se ne conosce la ragione e non siamo neanche sicuri che siano stati applicati nuovamente nella posizione originale.
Ma la forza del colore ed il movimento che ancora si percepisce nei putti dipinti, che saltano tra i girali, è notevole.
I dipinti mostrano una splendida tecnica  “a fresco”  e si leggono ancora le tracce dell’incisione per riportare il disegno sull’intonaco fresco.
La pellicola pittorica è stata fissata puntualmente con resina acrilica, stuccata, pulita e ritoccata ad acquerello, infine protetta.
Le cornici in cotto, esposte per cinque secoli all’aperto, sono state consolidate e quindi pulite.
Gli strati scuri dovuti alle vernici ossidate e tutti i depositi carboniosi dell’era industriale, sono stati rimossi con impacchi di pulitura.
Dove mancava l’intonaco, sono state applicate malte a base di calce.
La fascia marcapiano, al di sotto delle finestre del primo piano, formata da mattoni in cotto decorati con fogliette, era piuttosto lacunosa.
In accordo con la Soprintendenza ai Beni Architettonici, abbiamo deciso una ricostruzione plastica, poiché ciò era funzionale all’architettura della facciata.
Si è deciso quindi di fare un calco, in gomma siliconica, del mattone decorato e farlo riprodurre in fornace,rendendolo però distinguibile in quanto restauro.
I mattoni sono stati realizzati attraverso uno  stampo in gesso ma prima che  venissero cotti, ma ancora lavorabili, sono state fatte incisioni trasversali parallele, sulla fascia liscia del mattone, così da poterlo individuare.
Sono stati quindi riposizionati in opera.

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