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Casa del Capitano

Ex Casa del Capitano, nel portale tornano visibili gli elmi e le lance

La Gazzetta di Mantova — 18 novembre 2003   pagina 25   sezione: CULTURA E SPETTACOLI
Cornucopie, elmi e lance, armature ed else di spade, che decorano il portale della ex Casa del Capitano, sono tornati al loro splendore Seicentesco.
Passando per via Corridoni, al numero civico 55, forse non ci si è mai accorti dei rilievi che ornano il portale della casa che attualmente ospita le sorelle Gandolfini, ma che al tempo dei fasti gonzagheschi era la casa del capitano delle guardie. Queste splendide decorazioni, che risalgono alla metà del ’600, erano in condizioni deprecabili, soprattutto a causa dello smog che aveva annerito sia lo stucco dei rilievi che il marmo delle paraste sottostanti, tanto da renderle invisibili all’occhio del passante. Oggi, dopo un lavoro di restauro durato tre mesi ed eseguito dalla restauratrice Maria Giovanna Romano, è tornato in buone condizioni di fruibilità da parte del pubblico.
Il portale e l’allegoria delle armi sono stati realizzati da Francesco Geffels (come si può leggere nel saggio della dottoressa Giuse Pastore Il Seicento nell’arte e nella cultura) e i lavori eseguiti hanno riportato alla luce quei particolari della scultura in stucco che, a causa dell’inquinamento, non erano visibili.
«È stato un intervento di precisione», ha specificato Maria Giovanna Romano, che a Mantova si è occupata anche del restauro degli affreschi esterni della Casa del Cappellaio (attribuiti ad Andrea Mantegna) e del portale di Sant’Andrea. «Adesso – dice la Romano – possiamo dire che la fruizione del pubblico, cioè la possibilità di vedere e riconoscere ciò che è stato scolpito nei rilievi in stucco, è stata ridonata ai cittadini mantovani e ai turisti».
La cura di Geffels è nella realizzazione dei particolari anatomici presenti sull’armatura, nella retrostante forma dell’elsa della spada o le decorazioni dell’elmo, la lancia o le cornucopie sono ora perfettamente distinguibili e non più mascherati dall’ombra nera dello smog, che come una spessa e buia patina rendeva uniforme ciò che era frutto di geniale cura dei particolari.
L’autorizzazione al restauro è arrivata direttamente dalla Soprintendenza di Brescia. «Voglio precisare – ha aggiunto la restauratrice Maria Giovanna Romano – che in questo specifico caso, ma non solo, la Soprintendenza si è curata esclusivamente di fare il minimo indispensabile: voleva un intervento superficiale che sarebbe terminato con un restauro insufficiente alla fruibilità del pubblico. Questa politica di non prendersi responsabilità nei confronti di un’opera d’arte è dannosa, perché credo che i restauri debbano essere fatti per riportare l’opera alla visione del pubblico». Ricordiamo, infine, che durante il restauro sono anche state mantenute intatte le frecce, ancora visibili sul muro che affianca il portale, che indicavano, in tempo di guerra, la via per il rifugio il cui accesso si trova nello stesso muro.
Nicola Facchini

 

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